Cime frondose screziate d’amaranto,
su vellutate mandorle mature,
offrivano sbieco riparo all’imperturbabile compostezza del sole.
Un vasto selvaggio di colline perfette
s’estendeva a riempire verde gli occhi.
Il vento dolce oscillava la valle
carezzandone le voglie con delicate pennellate d’aria:
all’invisibile suo tocco sembrava volesse dipingere d’un verde manto persino l’onnipotente azzurrità del cielo,
che su tutto s’opponeva stagliandosi d’incanto.
Ciuffi marroni di vita s’animavano d’intensità
brulicando silenziosamente accanto al brusio
quieto di luccichii
d’un vispo corso d’acqua.
Ammantandomi al canto armonioso
del naturale ed eterno microcosmo
asciugo gli estremi,
smorzo gli angoli in cui sovente mi bagno.
Megalitici problemi d’acciaio
s’increspano d’edera selvaggia
fondendomi alla gaia necessità
d’un altra vampa sfocata di vita,
arresa alla somma.
sottratta alla resa.