( Per una migliore comprensione del racconto, visionare tramite Google immagini l'installazione di Micha Ullman contro il rogo dei libri, presente a Berlino, in Bebelplatz.)
Nel sogno, stavo in piedi sopra una lastra di vetro, in una grande piazza di una sconosciuta metropoli europea, e guardavo in basso, stupito.
Sotto il vetro c'era solo una piccola stanza quadrata vuota, tutta bianca, circondata da scaffalature, vuote anche loro.
La lastra lentamente s'incrinava e si spezzava e precipitavo in un abisso fatto di luce abbagliante, pixel e byte...
Mi alzai dal letto madido di sudore e andai ad accendere il mio portatile.
A colpo sicuro andai a cercare gli scatti di una mia visita a Berlino di dieci anni fa.
Era il settantesimo anniversario dell'orribilmente celebre 10 maggio 1933, quando sull'Opernplatz di Berlino venne organizzato un grande falò dove vennero gettati circa 25mila libri considerati dai nazisti "contrari allo spirito tedesco".
Joseph Goebbels, il ministro della Propaganda nazita, affermò che era un ottimo modo "per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato". Non fu l'unico rogo di quei giorni, di "Bücherverbrennungen" ce ne furono molti e in tutta la Germania, in quelle settimane, sempre organizzati "spontaneamente" dalla "Hitler Jugend", l'Associazione studentesca giovanile della Germania.
I danni inferti al patrimonio letterario e artistico tedesco sono ancora oggi incalcolabili.
Oggigiorno Opernplatz non si chiama più così, le hanno cambiato nome dopo la guerra, nel 1947, facendola diventare Bebelplatz (in onore del politico August Babel, co-fondatore del partito socialista tedesco), proprio per cercare di far pensare al rogo come a un evento lontano non solo nel tempo, ma anche nello spazio mentale delle idee e della politica.
Sfoglio il file della gita a Berlino ed ecco la foto digitale che cercavo!
Al centro del suolo della piazza c'era un pannello trasparente, sul quale mi trovai sopra per caso.
Da quella lastra era possibile vedere una stanza sottoterra piena di scaffali vuoti.
Si trattava di un'installazione dello scultore israeliano Micha Ullman del 1995. Accanto al pannello c'era una citazione del poeta Heinrich Heine:
"Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen".
"Dove si comincia a bruciare i libri, si finisce col bruciare gli uomini."
Nel mio studio, nella parete dietro la mia schiena, quel giorno avevo montato delle mensole per libri che erano al momento vuote.
Osservai nel video il riflesso di quelle scaffalature vuote alle mie spalle e per un breve momento mi girò la testa, in preda a una vertigine.
Il sogno si stava ripetendo da sveglio, nel cuore della notte.
Mentre mi appoggiavo alla sedia reclinabile della scrivania, pensai a quel monumento berlinese di Micha Ullman come a una terribile profezia dell'avvento dell'era dei computer e degli e-book... i libri non sarebbero stati mai più bruciati ma "eliminati" con un terribile e globale tasto Canc.
Mi sentivo cadere e pensavo:
"Dove si comincia a cancellare i libri, si finisce con l'eliminare gli uomini."