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Il temporale estivo
Era una notte d’estate, il caldo torrido e umido non faceva scendere il termometro sotto i 30 gradi. Non si respirava, i vestiti si appiccavano al corpo come una seconda pelle.
A quel tempo abitavo in una casa di ringhiera ancora con il mio ex marito, un essere viscido che la mia famiglia mi aveva costretto a sposare dopo che lui aveva compromesso il mio onore abusando di me quando avevo solo 17 anni. Ne erano passati ormai di anni. Lui tornava a casa tutte le sere ad ore tarde dopo essere stato con gli amici a fare chissà cosa ed io lo aspettavo in silenzio.
Quella sera era particolarmente caldo, un caldo strano pesante e carico di umidità. Non un alito di vento, anche respirare era difficile. Io cercavo di fare un po’ di corrente lasciando aperta la porta di casa e tutte le finestre che davano sul cortile interno. Indossavo solo una semplice sottoveste di raso bianca, i capelli neri mi scendevano sulle spalle appiccicandosi alla schiena per il sudore. Camminavo per casa, passando dal tinello alla camera da letto, ogni tanto guardavo fuori, ero stranamente inquieta come se qualcosa dovesse succedere. L’atmosfera era carica di elettricità.
Sapevo bene che lui dall’altra parte del ballatoio che circondava tutto il cortile mi stava fissando, sentivo i suoi occhi su di me come ogni sera, e questo lo trovavo estremamente eccitante. Seduto su una vecchia sedia in paglia, con la sigaretta in bocca mi fissava in silenzio. Era ancora un ragazzo, ma il suo ardire nel guardarmi era quello di un uomo. Mio marito quella sera non era ancora rientrato e così io maliziosamente mi divertivo a provocare il mio ospite sconosciuto.
Mi muovevo lentamente per casa, scalza, ogni tanto tiravo su i capelli per far prendere aria alla schiena, poi sedendomi davanti allo specchio in camera da letto me li spazzolavo, mentre dallo specchio fissavo lui che mi guardava. Lentamente facevo scivolare la spazzola come se fosse la sua mano ad accarezzarmi. Era un perverso gioco delle parti, non so chi fosse il carnefice e chi la vittima, io che lo provocavo o lui che mi seduceva con continui sguardi che scivolavano sul mio corpo?
Improvvisamente l’aria si mosse. Un leggero alito di vento entrò dalla finestra e mi accarezzò la pelle umida per il caldo, ebbi un brivido. Mi alzai, gli regalai una rapida occhiata ed andai fuori sul ballatoio. Qualcosa nell’aria stava per accadere. Un bagliore, un rumore sordo, una folata di vento, una goccia, un’altra goccia, un temporale rumoroso e violento che scaricava tutta quella tensione che si era accumulata nell’aria.
Un altro lampo, un altro tuono ed andò via la luce in tutto il caseggiato. Cercai con gli occhi il mio punto fermo, ma tutto era buio, per qualche secondo persi la cognizione di dove fossi e feci qualche passo, entrai nella casa. Lo intravidi sempre seduto. Mi avvicinai, non dissi nulla. Mi chinai e lo baciai invitandolo ad alzarsi da quella sedia in paglia. Gli accarezzai il petto, mentre le mie labbra erano sempre sulle sue, gli sfilai la maglietta e feci scivolare le mani più giù sulla cintura dei pantaloni. Lui mi strinse a sè e mi prese le mani afferrandomele forte. Avvicinai la mia bocca al suo orecchio e gli sussurrai: “so cosa vuoi stasera da me”. Lui non mi rispose, ma sorrise ed iniziò ad accarezzarmi sui morbidi fianchi, attraverso la seta potevo sentire le sue calde mani che mi facevano impazzire dal desiderio. Fuori continuava a piovere e a tuonare, era sempre buio.
Sentivo il piacere salire in lui inesorabile come la marea attirata dalla luna. Lo guardai cercando i suoi occhi che erano chiusi, stava vedendo con le mani, con il naso con la bocca, con i sensi. Quella sera volevo ubriacarmi, ma del suo odore. Gli annusai il collo e poi lo baciai, sapeva di tabacco e di uomo. Continuavo a baciarlo non riuscivo a smetterla, la mia mano cominciò ad accarezzarlo lentamente e delicatamente, mentre la mia bocca non smetteva di cercare la sua. Mi piaceva il suo corpo. Lo guardai, lui mi sorrise mentre le sue dita si intrecciarono ai miei capelli. Lo lasciai fare. Non so chi comandava ora, se il suo o il mio piacere.
Poi improvvisamente, la luce e un’ombra. Mio marito. Aprii gli occhi, ero ancora seduta davanti allo specchio, indossavo la mia sottoveste di raso bianca e potevo vedere il mio lui che mi fissava dall’altra parte del cortile e mi sorrideva, la mia pelle sapeva stranamente di fumo e sesso. Il temporale era finito, aveva smesso di piovere, l’aria era fresca e pulita.
Fu solo un sogno? Non lo so, ma se così è stato, è stato il nostro sogno.
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