Quelli come me non raccontano di storie d’amore, quando parlano al passato.
Quelli come me raccontano di storie del proprio amore. Perché il nostro amore non ha mai trovato uno specchio abbastanza fedele da ricambiarlo con la propria immagine riflessa. Le mancanze firmano le tappe della nostra esperienza e noi ne ricordiamo solo i vuoti. Non è vittimismo o autodesolazione. È lucida analisi della nostra realtà, per quanto lucidi possiamo essere noi giovani sognatori. Noi guardiamo una coppia d’innamorati, seduta su una panchina: sogniamo di loro, per noi. Dalla realtà particolare al sogno universale. Troveremo la giusta melodia, il corretto da farsi, il finale migliore. Il nostro sogno, la loro storia. È in quel momento, quando realizziamo che questa è la realtà, che immaginiamo quanto potremmo essere più perfetti noi se solo avessimo la loro stessa occasione. Anche se alla fine, nessuno sa con certezza come andrebbe. Noi poeti illusi, però, delle certezze abbiamo imparato a farne anche a meno, senza mai smettere di sognare.