No, non dimentico... come potrei! Mi chiamo Marcus, 16 anni, corpo tozzo, sguardo volpino; mi han preso la', nel ghetto di Varsavia, penso due giorni fa, insieme ai miei genitori, mia sorella.
Non so dove sono loro, forse li han caricati su un altro vagone, non so... Su questo treno, ammassato con altri mille, scruto da una fessura bianca... Ho visto campi verdi, immensi, non finivano mai... colline rivestite di neve purpurea, fresche come gelati... ed ora, stretti come sardine, con questo puzzo immondo, con i lamenti dei vecchi sul collo, i pianti dei bimbi sul petto, mi chiedo dove ci porteranno, dove siamo diretti e, soprattutto, perché non ci dan da bere?
Che cosa gli costa fermarsi un attimo, darci un secchio d'acqua, un po' di pane, anche ammuffito, rinsecchito.
Niente.
E me ne sto qui, tenuto in piedi per forza perché non c'è spazio per sedersi, qui... a pensare a quello che ho lasciato sul tavolo, a casa. Il mio disegno stinto, i miei pastelli, i miei libri, quaderni: li schierati, ad aspettarmi, a chiedersi dove sono quelle mani che tanto delicatamente li effigievano... Cos'è sto sbalzo? Che stridio di freni... Si, siam arrivati, il treno è fermo. Schianto improvviso. Qualcuno, con voce dura, apre lo sportello. La luce per un attimo m'acceca... Ci intimano di scendere, lo faccio.. lo facciamo. Ci dividono in due file, i più giovani a destra, anziani a sinistra, È tutto innevato, ho freddo, le gambe sono inutili. Cerco con lo sguardo i miei... non li vedo... ma dove saranno? C'incamminiamo, stravolti. A suon di spinte e manate giungiamo davanti ad un capannone enorme, grigio. Dobbiamo dividerci in squadre, accatastare i nostri indumenti, le nostre cose, e spogliarci. Ma come! Qui, davanti agli altri, ma come faccio.. ho vergogna.. umiliazione più feroce non c'è.
Un soldataccio, con fare mellifluo, ci spiega che dobbiamo lavarci, che prima di entrare nelle camerate dei campi lavoro dobbiam esser puliti. DIO MIO! una doccia calda! Quanto ho sognato questo. Vinco la naturale resistenza... mi spoglio. E li', in mezzo a quei corpi decrepiti, smunti, lividi, mi rendo conto di quanto sia umiliante e di quanto possa esser crudele l'uomo, mio simile... tra risa e sghignazzi grassi, ci conducono nel reparto docce, a gruppi di trenta.
Eccomi difronte alla porta legnata. Un tepore invitante fuoriesce dalle fessure... un caronte biondastro ci fa entrare... entro... un enorme salone piastrellato si pone davanti ai miei occhi. Bocchettoni forati penzolavano dal soffitto. Spintonando mi paro sotto uno di questi; chiudo gli occhi, pregustando il momento vitale in cui lo scroscio caldo possederà la mia pelle.. istanti interminabili.. Hey, ma cos'è? Solo un caldo vapore esce.. e questo odore dolciastro cos'è? Ma l'acqua?.. mi gira la testa, il signore calvo di fianco a me s'accascia
La testa mi gira, anzi, tutto gira intorno a me... ho voglia di dormire, i sensi m'abbandonano... l'immagine sorridente, tremante di mia madre, poi... poi... più niente... nero... buio.
ENTRAI CARNE, USCII CHE ERO FUMO.
ora nel vento sto... volteggio libero, ora.
Si...
No, non dimentico, e come potrei?
NON FATELO ANCHE VOI. MAI!