Per necessità, inevitabili, prevedibili come i sogni, esistono, lo giuro, luoghi dove le cose solide finiscono.
Posti dove tre mondi si incontrano e si misurano inquieti.
L’aria, terra e l’agitato mare.
Cammini per giorni e notti guardando il coperchio di stelle, imprecando contro le coperte piovose delle nubi, i piedi dolgono esausti di roccie sconnesse, Luna e Sole giocano e si fanno dispetti:
“discoli... mal educati ai bisogni dell’uomo! ”
Finalmente i tuoi passi giungono all’ultimo limite saldo possibile e i tuoi capelli agitati dal vento si specchiano, a tratti, nelle creste dell’onda.
Ti senti forte come una statua di bronzo dorato e sei il fulcro scandaloso del mondo.
Ora d’avvedi dell’arpia piumata di smeraldo che vola agile come il vento, ti accorgi della sirena d’argento che ride di te tra le onde, le spire spendenti dell’Idra sono a i tuoi piedi si chè nuove dinamiche si assommano tra i bagliori e le ansie dei mondi.
La risacca rigetta parole e ricodi come conchiglie e sportine indigeste.
“Ritorna, ritorna al tuo principio”
Gridano così gli stormi di gabbiani candidi e sanguinari.
Ma ti manca il coraggio e, convinto, parli di partenze quando altro non hai che un’arrivo, li dove finisce la terra.